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VIOLENTA UNA BAMBINA ED È CONDANNATO A CINQUE ANNI DI RECLUSIONE: MA È AMMISSIBILE? L'Avvocato risponde 

VIOLENTA UNA BAMBINA ED È CONDANNATO A CINQUE ANNI DI RECLUSIONE: MA È AMMISSIBILE?

L’avvocato Simone Labonia commenta una sentenza che ha fatto storcere il naso a molte persone!
Questo è uno dei casi in cui “Legge e Morale” viaggiano su binari diversi.

Ha suscitato profonda indignazione la sentenza che ha condannato a cinque anni di reclusione l’uomo riconosciuto responsabile di aver violentato una bambina, provocandone anche la gravidanza.
Una decisione che, pur formalmente corretta sul piano giuridico, ha riacceso il dibattito pubblico sulla distanza che talvolta separa l’applicazione della legge dal comune sentire morale.
Dal punto di vista penale, è fondamentale distinguere tra violenza sessuale (art. 609-bis c.p.) e atti sessuali con minorenne (art. 609-quater c.p.).
Nel primo caso, la condotta è caratterizzata da costrizione, violenza, minaccia o abuso di autorità; nel secondo, la legge tutela in modo assoluto i minori di età inferiore ai 14 anni, ritenuti incapaci di prestare un consenso giuridicamente valido, anche in assenza di violenza fisica.

Quando la vittima è una bambina, la linea di confine tende spesso a sovrapporsi, poiché l’età esclude in radice qualsiasi forma di autodeterminazione sessuale.
Nel caso in esame, la pena finale, ritenuta da molti inadeguata rispetto alla gravità dei fatti, è il risultato dell’applicazione di istituti premiali previsti dall’ordinamento: rito abbreviato o patteggiamento, che comportano una riduzione della pena in cambio della rinuncia al dibattimento o dell’accordo tra accusa e difesa.

Meccanismi legittimi, pensati per deflazionare il carico giudiziario e garantire una risposta rapida dello Stato, ma che, in casi come questo, finiscono per apparire intollerabili all’opinione pubblica.
La morale collettiva, infatti, fatica ad accettare che una violenza così devastante, aggravata da conseguenze permanenti sulla vita di una minore, possa essere “compensata” da sconti di pena. Tuttavia, il giudice non giudica secondo l’emozione sociale, bensì applica la legge vigente, nel rispetto dei principi di legalità e proporzionalità.

Resta allora una domanda aperta, quella posta da molti lettori: se la legge viene applicata correttamente ma produce effetti percepiti come ingiusti, non è forse il legislatore a doversi interrogare sull’adeguatezza delle pene e sui limiti dei benefici processuali nei reati contro i minori?
Forse la giustizia, per essere davvero tale, dovrebbe sì essere legale, ma anche credibile agli occhi della società che rappresenta.

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